
C’è un lago a 2.607 metri di quota, al Passo Gavia, dove le province di Sondrio e Brescia si toccano nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Si chiama Lago Bianco, ed è (o dovrebbe essere) uno dei luoghi più protetti delle Alpi italiane. Eppure, nelle scorse settimane, il Comitato Salviamo il Lago Bianco ha scoperto che la Procura di Sondrio ha archiviato il proprio esposto in silenzio, senza notificare il legale del Comitato né rispondere alle ripetute richieste depositate negli anni.
Questa è la storia di come migliaia di cittadini hanno fermato uno scempio ambientale e di come lo Stato, invece di fare giustizia, ha scelto il silenzio.
La ferita originaria: dai Mondiali 2005 alla condanna europea
Per capire cosa è successo al Lago Bianco bisogna partire da vent’anni fa.
Nel 2005, in occasione dei Campionati mondiali di sci alpino di Bormio e Santa Caterina Valfurva, vengono abbattuti circa 2.500 alberi all’interno della Zona di Protezione Speciale (ZPS) IT2040044 “Parco Nazionale dello Stelvio”, un sito tutelato dalla Rete Natura 2000 ai sensi delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE).
Il 20 settembre 2007, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea condanna la Repubblica Italiana (causa C-304/05) per aver autorizzato interventi con impatto significativo sulla ZPS senza adeguata valutazione di incidenza, senza rispettare le procedure previste in caso di conclusioni negative e per aver omesso di adottare misure per evitare il deterioramento degli habitat.
Come misura compensativa, nel 2010 viene istituita la Riserva Naturale Statale “Tresero-Dosso del Vallon”, che comprende l’area del Lago Bianco. Un quadro vincolistico, sulla carta, superiore persino a quello dei siti Natura 2000 circostanti. C’è però un dettaglio che peserà come un macigno: né il piano di gestione né il regolamento della Riserva verranno mai approvati e ad oggi, a oltre quindici anni dall’istituzione, sono ancora lettera morta.
Il progetto: rubare acqua al lago per sparare neve artificiale
Nel 2016, Regione Lombardia ha approvato il progetto di riqualificazione e potenziamento dell’impianto di innevamento artificiale della pista di fondo “Valtellina” a Santa Caterina Valfurva. Il progetto, reso definitivo tra il 2018 e il 2019 e siglato tra il Comune di Valfurva e la Società Santa Caterina Impianti (SCI) Spa, prevedeva l’interramento di tubazioni per circa 1.600 metri fino alla presa d’acqua dal Lago Bianco, a quota 2.607, per alimentare cannoni sparaneve a circa 9 chilometri di distanza.

L’acqua di un lago glaciale, ultimo residuo di tundra artica sulle Alpi, già sotto fortissima pressione climatica (il ghiacciaio che lo alimenta ha i decenni contati) sarebbe stata captata a 50 litri al secondo nei mesi invernali per produrre neve artificiale. Il tutto all’interno di un Parco Nazionale, di una ZPS e di una Riserva Naturale Statale nata come compensazione per danni precedenti.
Lo studio di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) risalente al 2016 non è stato aggiornato con le integrazioni del 2018 e, secondo le contestazioni del Comitato e dell’Osservatorio delle Associazioni del Parco Nazionale dello Stelvio, non conteneva informazioni scientifiche adeguate sull’habitat e sulle specie coinvolte.
Estate 2023: le ruspe arrivano al Passo Gavia

A luglio 2023, le ruspe raggiungono le sponde del Lago Bianco e iniziano a scavare per posare le tubazioni di presa. Nei mesi successivi, il Comitato e i suoi consulenti tecnici documenteranno trivellazioni, scarichi di liquidi grigi nel terreno circostante, assenza della notifica preliminare di cantiere (obbligatoria per legge e la cui mancanza prevede il sequestro immediato) e ampie difformità tra progetto esecutivo e lavori realizzati, con trincee larghe oltre 5 metri a fronte degli 1,5 previsti.

Nel frattempo, nasce il Comitato Salviamo il Lago Bianco: un gruppo spontaneo di cittadini uniti dall’indignazione e dalla determinazione. Quattro persone (Marco, Matteo, Simone e Fabio) che con il tempo sottratto al lavoro studiano i progetti, cercano consulenti tecnici, scrivono diffide, raccolgono firme.
Il 10 settembre 2023, una camminata solidale al Passo Gavia porta quasi trecento persone a 2.600 metri per dire no.
L’offensiva legale: diffide, esposti, Europa
Tra settembre e ottobre 2023, la mobilitazione si struttura su più fronti.
Le diffide. Il 29 settembre il Comitato, insieme a CAI Lombardia, Mountain Wilderness Italia e altri, invia una diffida di 46 pagine a tutti gli enti coinvolti: Parco Nazionale dello Stelvio, Regione Lombardia, Comuni di Valfurva e Bormio, Provincia di Sondrio, Società SCI Spa, Ministero dell’Ambiente. Due giorni dopo, arriva una seconda diffida, ancora più pesante, dall’Osservatorio delle Associazioni del Parco Nazionale dello Stelvio (CAI, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club, WWF). Entrambe vengono ignorate: i lavori proseguono.
L’esposto. A ottobre 2023 il Comitato deposita un esposto formale alla Procura di Sondrio, che verrà successivamente integrato con perizie, documenti fotografici e relazioni tecniche. I membri del Comitato vengono auditi come persone informate sui fatti presso la caserma della Forestale di Bormio, in un lungo interrogatorio.
La sospensione. L’11 ottobre 2023, il direttore del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, Franco Claretti, impone la sospensione del cantiere. Le tubazioni, tuttavia, sono già state in gran parte posate.
La petizione europea. A novembre 2023, il Comitato deposita una petizione al Parlamento europeo, corredata da un corposo dossier che non riguarda solo il Lago Bianco ma investe la gestione complessiva del Parco Stelvio, privo di piano di gestione e regolamento approvati. La petizione viene giudicata congrua e accolta.
2024: l’anno della svolta e delle ombre
Il 2024 porta vittorie apparenti e crepe profonde.
18 marzo 2024, Bruxelles. La petizione viene discussa in sessione plenaria della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo. Matteo Lanciani, portavoce del Comitato, espone i fatti alla Commissione e tutte le forze politiche presenti votano all’unanimità per mantenere la petizione attiva. Il Commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius conferma che la Commissione proseguirà lo studio del dossier, mentre l’eurodeputata Maria Angela Danzì (M5S) chiede un sopralluogo al cantiere.
26 aprile 2024: lo stralcio. Con delibera n. 35, il Comune di Valfurva stralcia ufficialmente l’opera di presa sul Lago Bianco dalla convenzione. Dopo 14 anni, il progetto viene dichiarato morto; “Davide sconfigge Golia“, commenta il Comitato. Ma la storia non finisce qui.
26 luglio 2024: il sopralluogo congiunto. Al Passo Gavia si incontrano i rappresentanti del Parco, del Comune di Valfurva, della Regione, dell’Osservatorio delle Associazioni e del Comitato per definire le modalità del ripristino. L’intesa prevede la rimozione manuale del tubo che emerge dal lago, la copertura dei pozzetti in cemento, il colmamento dei solchi.
9 ottobre 2024: la Procura sale. Il Procuratore di Sondrio Piero Basilone effettua un sopralluogo personale al Lago Bianco, insieme al comandante dei Carabinieri Forestali. Il Comitato attende con fiducia gli esiti delle indagini.
2025: il “ripristino” che è peggio del buco

Nell’estate 2025, quando il Passo Gavia torna accessibile, il Comitato sale a verificare l’esito dei lavori di ripristino eseguiti nell’autunno precedente. Quello che trova è desolante.
Una semplice copertura di terra e rocce, eseguita, nelle parole del Comitato, “in maniera assolutamente dozzinale, senza alcuna cura né rispetto di un habitat così delicato“. Il profilo del terreno è discontinuo, una piramide di terra svetta accanto al lago per coprire il cubo di cemento della ex cabina di controllo delle pompe. Le tubazioni rimaste interrate proseguono verso valle, e le trincee sono prive di qualsiasi rivegetazione. Peggio ancora: le tubazioni coperte da qualche sasso lasciano intravedere una costante perdita d’acqua che ha generato un torrentello artificiale, a tutti gli effetti un nuovo corso che veicola le acque del Lago Bianco verso valle erodendo ulteriore habitat.

“La toppa è peggio del buco“: così il Comitato sintetizza la situazione. I medesimi soggetti che hanno causato il danno sono stati incaricati del ripristino, e nessuno di loro ha subito conseguenze di alcun tipo.
L’archiviazione silenziosa
Ed è in questo contesto che arriva la notizia più grave. Il 5 marzo 2026, con una comunicazione della Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Carabinieri della Procura di Sondrio, il legale del Comitato viene informato che il fascicolo RGNR 2141/2023 “Lago Bianco” è stato archiviato in data 22 luglio 2025. Due righe, nessuna motivazione, nessun dettaglio. Otto mesi di silenzio tra l’archiviazione e la comunicazione.
Otto mesi durante i quali, stando a quanto denuncia il Comitato, la Procura ha continuato a richiedere aggiornamenti all’esposto, perizie, integrazioni documentali. Materiale che veniva prodotto a spese del Comitato e dei suoi consulenti e che finiva, a loro insaputa, su un fascicolo già chiuso. Il Comitato denuncia inoltre che il numero di ruolo del procedimento sarebbe stato cambiato, con il risultato di escludere i denuncianti originari dal nuovo fascicolo. Una situazione che, sempre secondo il Comitato, impedisce oggi persino l’accesso agli atti per conoscere i motivi dell’archiviazione.
Tre anni di lavoro, sopralluoghi, consulenze tecniche, relazioni, diffide, esposti aggiornati, interrogatori, per scoprire, con otto mesi di ritardo, che la porta era già chiusa, che nessuno avrebbe mai risposto. Ma soprattutto, che la devastazione di un habitat naturale protetto da molteplici livelli normativi, nazionali ed europei, non costituisce, per la giustizia italiana, reato alcuno, senza nemmeno rendere accessibili le ragioni di questa conclusione a chi ha denunciato.
Cosa resta e cosa serve
Il Comitato ha lanciato un appello: raccogliere nuovi fondi per presentare reclamo formale davanti alla giustizia italiana, integrare la petizione al Parlamento Europeo e valutare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione del diritto di accesso alla giustizia. Dopo aver già raccolto e interamente speso circa 8000€ in oltre tre anni di battaglia legale e mediatica, il direttivo ha scelto di rimettere la decisione alla comunità che ha sostenuto questa lotta.
La scelta è aperta: proseguire o fermarsi. Il Comitato ha chiesto ai propri sostenitori di esprimersi.
Perché questa storia ci riguarda tuttə
Scrivo di questa vicenda non per dovere cronistico (altri lo hanno fatto e lo faranno meglio di me) ma perché la storia del Lago Bianco è un concentrato perfetto di tutto ciò che non funziona nella protezione ambientale delle Alpi italiane.
In primo luogo, l’accanimento sull’innevamento artificiale come unico modello economico immaginabile per la montagna, anche quando il clima ha già decretato la sua insostenibilità. Poi, un Parco Nazionale (il più grande delle Alpi) che non riesce a proteggere nemmeno sé stesso, ostaggio di una governance frammentata e di una Riserva Naturale Statale senza piano di gestione né regolamento a quindici anni dalla sua istituzione. Ma ancora, c’è una condanna europea che avrebbe dovuto rappresentare un punto di non ritorno e che invece è diventata premessa per una nuova aggressione. Ed infine, la sproporzione grottesca tra i controlli minuziosi inflitti al privato cittadino che allarga una finestra di una baita e il via libera di fatto concesso a chi scava una vallata per chilometri nel cuore di un’area protetta.
E c’è, infine, la questione più grave: l’accesso alla giustizia. Migliaia di ore di lavoro volontario, consulenze tecniche, perizie, un esposto circostanziato, colloqui con il Corpo Forestale, un dossier arrivato fino al Parlamento Europeo e tutto questo non è bastato nemmeno a ottenere una spiegazione. L’archiviazione silenziosa non è solo un atto procedurale: è un messaggio. Dice ai cittadini che la partecipazione civica ha un tetto, che il dissenso può essere assorbito dal sistema fino a scomparire, che tra il diritto scritto e il diritto praticato c’è un abisso che solo chi ha risorse infinite può permettersi di colmare.
Eppure il cantiere al Lago Bianco è stato fermato. Non dallo Stato, non dalla Procura, non dal Parco, ma dai cittadini. Da un pugno di persone che hanno deciso che quel lago valeva più del proprio tempo libero, del proprio denaro, della propria tranquillità. E questo resta. Resta scolpito nella storia del Parco dello Stelvio, come scrive il Comitato. Resta come precedente per ogni altra comunità alpina che si trova a combattere la stessa battaglia.
Sostenere il Comitato Salviamo il Lago Bianco in quest’ultimo passaggio non è carità: è investimento nella democrazia ambientale. Se anche questa porta verrà chiusa, il messaggio sarà chiaro: in Italia, la giustizia ambientale non è un diritto. È un lusso.
Per seguire gli aggiornamenti: pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco“
Per sostenere il lavoro del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” ➡️ https://gofund.me/75c2d7d1c
Fonti
- Sentenza CGUE, causa C-304/05, 20 settembre 2007 — testo integrale
- Interrogazione parlamentare E-000280/2024, Parlamento Europeo — testo integrale
- Delibera Comune di Valfurva n. 28, 28 luglio 2020
- Delibera Comune di Valfurva n. 35, 26 aprile 2024
- Comunicazione Procura di Sondrio, fasc. RGNR 2141/2023, 5 marzo 2026
- Comunicato del Comitato Salviamo il Lago Bianco, marzo 2026
- Altreconomia, L’industria dello sci e la sorte del Lago Bianco nel Parco nazionale dello Stelvio, aprile 2024 — leggi
- L’AltraMontagna, Si procede verso il ripristino del Lago Bianco al Passo Gavia, agosto 2024 — leggi
- Il Fatto Quotidiano, Lago Bianco, il Comitato contro i lavori di ripristino, agosto 2025 — leggi
- LifeGate, Il lago Bianco è salvo, maggio 2024 — leggi
- Giornale di Brescia, Il cantiere al lago Bianco sarà monitorato anche dall’Unione Europea, marzo 2024 — leggi
