Neve, acqua, futuro: cosa chiediamo alle montagne quando chiediamo più piste

Neve, acqua, futuro: cosa chiediamo alle montagne quando chiediamo più piste
Die zweite Ausgaben vom «ZukunftsForum Alpen» organisiert von der CIPRA International, am 27. Juni 2025 im SAL in Schaan, Liechtenstein --- FOTO & COPYRIGHT: Julian Konrad 2025 (Julian Konrad Media Est.) --- COPYRIGHT PRINT: Bei der Veröffentlichung des Bildes wird darum gebeten, den Urheber und Ersteller «Julian Konrad, Liechtenstein» anzugeben. --- COPYRIGHT ONLINE: Bei Postings in den Sozialen Medien wird darum gebeten, den Urheber und Ersteller «Foto und Copyright Julian Konrad» anzugeben bzw. zu taggen / verlinken.

Discutere dell’ampliamento di un demanio sciistico come quello del Monte Tonale Occidentale significa interrogarsi su come usiamo i beni comuni in un contesto alpino che si surriscalda più velocemente della media globale.

Ogni progetto, al contrario, dovrebbe essere letto con la lente dei servizi ecosistemici. Non stiamo genericamente parlando di ambiente. Questa è l’infrastruttura di base per la nostra sopravvivenza: approvvigionamento idrico, regolazione delle piene, stabilità dei versanti, fertilità dei suoli, qualità paesaggistica. Ed è proprio su questa infrastruttura che si misura la sostenibilità di qualunque scelta pubblica.

La neve programmata non è un circuito chiuso

L’innevamento artificiale sposta nel tempo e nello spazio la disponibilità idrica: il prelievo avviene in autunno-inverno e il rilascio in tarda stagione, con perdite lungo il percorso. La letteratura scientifica recente quantifica bene questi compromessi.

Lo studio paneuropeo di François et al., pubblicato su Nature Climate Change nel 2023, analizza 2.234 comprensori in 28 Paesi europei e mostra che, con un riscaldamento globale di +2 °C, il 53% delle località si troverebbe a rischio molto elevato di carenza di neve naturale; l’innevamento artificiale riduce il rischio residuo, ma lo fa aumentando i fabbisogni idrici ed elettrici e con resa decrescente man mano che le temperature salgono (François H. et al., “Climate change exacerbates snow-water-energy challenges for European ski tourism”, Nature Climate Change, 13, 2023).

I dati nazionali più dettagliati disponibili vengono dall’Austria. Lo studio di Aigner, Steiger e Mayer, pubblicato su Current Issues in Sport Science nel 2024, stima per stagione 43,8 milioni di m³ di acqua destinati all’innevamento tecnico, con un fabbisogno elettrico di 281 GWh; la media è di circa 3.500 m³/ha e 22.449 kWh/ha di pista attrezzata (Aigner G., Steiger R., Mayer M., “Snowmaking in Austria: Energy consumption, water turnover, CO₂ emissions”, CISS, 9(4), 2024). Numeri che dimostrano come l’innevamento sia una voce idrica ed energetica strutturale, da governare con trasparenza su volumi annui, priorità d’uso in siccità e coerenza con gli obiettivi climatici.

Il prezzo nascosto delle piste

L’acqua non è l’unico servizio ecosistemico coinvolto. Suoli e vegetazione pagano il prezzo di sbancamenti, compattazione e gestione intensiva del manto: cambiano tempi di disgelo e composizione floristica, cresce l’erosione, si alterano i cicli biogeochimici.

C’è poi un aspetto idrologico spesso sottostimato: bacini e sistemi di innevamento alterano la tempistica dei deflussi nei sottobacini. Contano non solo i metri cubi, ma soprattutto quando vengono prelevati e rilasciati. Il filone di ricerca condotto da Carmen De Jong, idrologa dell’Università di Strasburgo, documenta da tempo due rischi: perdite rilevanti per evaporazione e sublimazione lungo la filiera neve, e una governance idrica sbilanciata a favore degli operatori nei periodi critici (De Jong C., “Challenges for mountain hydrology in the third millennium”, Frontiers in Environmental Science, 3, 2015). L’innevamento non è un circuito chiuso, e i bacini artificiali non sono oggetti neutri nel ciclo dell’acqua.

H₂O: preziosa, possente, poca

Die zweite Ausgaben vom «ZukunftsForum Alpen» organisiert von der CIPRA International, am Freitag, 27. Juni 2025 im SAL in Schaan, Liechtenstein

FOTO & COPYRIGHT: Julian Konrad 2025 (Julian Konrad Media Est.)

Il ZukunftsForum Alpen 2025 della CIPRA Internazionale, a Schaan, ha sintetizzato il momento storico con il titolo “H₂O: preziosa, possente, poca”: le Alpi entrano in un’era di maggiore variabilità idrica, con più piogge invernali, minori accumuli nevosi e scarsità estiva più frequente, specie nel settore meridionale. Dentro questo quadro, il turismo invernale non può scaricare costi su ecosistemi e comunità: deve ripensarsi come turismo olistico e quattro stagioni, capace di generare reddito stabile senza forzare il regime idrico.

A livello alpino, l’Alpine Climate Target System 2050 e il Climate Action Plan 2.0 della Convenzione delle Alpi chiedono esplicitamente di considerare gli effetti del cambiamento climatico sui regimi di precipitazione e sulle risorse idriche. A livello europeo, il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente “Europe’s state of water 2024” (EEA Report No 07/2024) documenta che solo il 37% dei corpi idrici superficiali europei raggiunge lo stato ecologico “buono o elevato”: un dato che parla della fragilità del sistema su cui insistono anche gli usi turistici stagionali. In Italia, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato con Decreto ministeriale nel dicembre 2023, riconosce la vulnerabilità del turismo invernale e orienta verso diversificazione e gestione sostenibile della risorsa idrica.

Il caso Monte San Primo: un metodo, non un “no”

Corriere della Sera Milano | Articolo di Andrea Galli
17 ottobre 2025

In Lombardia, il caso Monte San Primo è diventato un riferimento. Lo stop al progetto di rilancio con nuove piste e bacini a bassa quota ha segnato un punto importante, non come rifiuto ideologico ma come applicazione del principio di coerenza climatica e idrica a un contesto in cui l’affidabilità nivale è strutturalmente bassa.

Una scelta che indica un metodo (valutazione caso per caso, peso alla risorsa idrica, priorità ai servizi ecosistemici e alla qualità della spesa pubblica) e che può orientare anche il ragionamento su altri progetti.

La ricerca comparata suggerisce che, anche laddove i consumi specifici per metro cubo di neve si ottimizzano, il fabbisogno assoluto tende a crescere con il riscaldamento. Tradotto: occorre produrre più neve in finestre operative sempre più strette e in condizioni meno favorevoli. Il gruppo di ricerca di Robert Steiger all’Università di Innsbruck stima incrementi della domanda idrica ed energetica per l’innevamento compresi tra il +62% e il +105% in Austria entro il 2050, a seconda dello scenario climatico (Knowles N., Scott D., Steiger R., “Sustainability of Snowmaking as Climate Change (mal)Adaptation: An Assessment of Water, Energy, and Emissions in Canada’s Ski Industry”, Current Issues in Tourism, 27(10), 2024). L’efficienza tecnologica è necessaria, ma non è sufficiente se il regime climatico cambia più in fretta dei progressi tecnici.

Più che quanta acqua usiamo, conta quando, per chi e cosa lasciamo

Per una comunità di valle, tutto questo significa valutare benefici e costi lungo l’intero ciclo. Chi beneficia dei prelievi idrici e delle trasformazioni del suolo? Chi ne sostiene le esternalità quando la neve naturale scarseggia o quando la finestra utile all’innevamento si riduce? Significa chiedersi come garantire priorità d’uso in caso di scarsità senza confliggere con gli obiettivi della Direttiva Quadro Acque e con l’urgenza di ristorare la funzionalità degli ecosistemi acquatici. E significa, soprattutto, scegliere investimenti che lascino capacità al territorio: servizi ai residenti, mobilità dolce, fruizione non energivora delle aree montane, formazione e lavoro legati a una montagna quattro stagioni.

La qualità delle nostre scelte pubbliche in montagna si misura qui: nella capacità di valorizzare i servizi ecosistemici che tengono insieme natura e comunità, e di leggere i progetti (anche quelli ambiziosi) alla luce di un clima che cambia e di un’acqua che, in montagna, sarà sempre più preziosa, possente, poca.


Articolo tratto dall’intervento presso la conferenza”Quale futuro per il turismo in Alta Valle Camonica” (Ponte di Legno, 25 ottobre 2025).

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